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Lesione alla colonna vertebrale: una tecnologia impiantabile flessibile come soluzione?


La lesione alla colonna vertebrale è sicuramente uno di quegli eventi traumatici che cambia la vita di chi lo subisce (e non solo). In campo medico, a partire dagli studi sul DNA, sono stati fatti sicuramente dei passi in avanti, ma, forse, la soluzione a questo problema potrebbe venire da una tecnologia impiantabile.

Gli studi nel campo della Digital Healt, infatti, proseguono incessantemente e ad oggi, ad esempio, è già possibile leggere e decodificare i segnali provenienti dal cervello per utilizzarli nel controllo di una sedia a rotelle.

Viviamo in un mondo in cui è possibile stampare organi umani in 3D per sostituire parti del corpo “difettose” e allora perché non farlo con impiantabili intelligenti?

Ritorniamo per un attimo alla colonna vertebrale, alla quale potrebbero essere collegati dei sensori, chip ed elettrodi in caso di lesione spinale, in modo da poterli far interfacciare con il sistema nervoso. Ma il problema è sempre lo stesso: i materiali utilizzati sono per lo più dei cavi duri, rigidi, che vanno invece connessi a dei tessuti molli.

Lesione alla colonna vertebrale: necessari nuovi materiali

lesione alla colonna vertebrale

Fonte VTVox

Da quanto emerso fino ad ora il problema principale nell’evoluzione e nella diffusione dell’impiantologia digitale per la cura della lesione alla colonna vertebrale riguarda principalmente i materiali utilizzati. E’ necessario, infatti, un nuovo materiale medico, ovvero delle protesi più flessibili e “morbide”, alle quali sta studiando un gruppo di ricercatori presso l’Ecole Polytechnique Fédérale in Svizzera.

Tutto inizia da Gregoire Courtine e il suo team di scienziati, un gruppo che stava utilizzando dei vecchi impianti su topi con lesione alla colonna vertebrale. Il risultato? La rigidità dei cavi utilizzati finiva per danneggiare il sistema nervoso delle povere cavie.

Fu così allora che Courtine, insieme con Stéphanie Lacour, ha ideato un nuovo materiale per un nuovo impianto, caratterizzato dalla stessa capacità di piegarsi e allungarsi del “dura mater”, ovvero la membrana che circonda il cervello e il midollo spinale.

L'”e-dura”, così è stato chiamato il nuovo materiale, è realizzato in morbido silicone, con dei fili d’oro flessibili e degli elettrodi gommosi “macchiati” di platino. Inoltre, sono presenti anche dei microcanali attraverso i quali i ricercatori possono pompare i farmaci necessari direttamente sul punto interessato.

Lesione alla colonna vertebrale: la viscoelasticità

Stiamo entrando, quindi, nella nuova era dell'”elettronica elastica”, nella quale dei sensori intelligenti saranno in grado di inviare e ricevere segnali dai nostri nervi.

Dei nuovi impianti che, simili ai tessuti umani, si caratterizzano per la viscoelasticità. Per comprendere le proprietà di questo nuovo materiale facciamo un esempio. Pizzicando la pelle della vostra mano con forza noterete che la stessa si deforma, per tornare poi però al suo posto. Succede la stessa cosa con questi nuovi impianti, che si possono allungare, deformare, piegare, ma alla fine ritornano sempre alla forma iniziale.

lesione alla colonna vertebrale

Fonte VTVox

Degli esperimenti sono già stati eseguiti con successo (con controprove anche a distanza di due mesi) su dei roditori e nell’occasione gli impianti sono stati utilizzati dai ricercatori anche per iniettare del medicinale direttamente nel punto interessato alla cura.

L’obiettivo della ricerca è quello di realizzare degli impianti che possano ripristinare la capacità di camminare nelle persone paralizzate.
La salute digitale, quindi, non solo come mappatura del cervello o sequenziamento del DNA, ma anche come “semplici” impianti tecnologici all’interno del nostro corpo, protesi che, caratterizzate dalle stesse proprietà del tessuto umano, potrebbero ridare la libertà del movimento a tantissime persone.

 

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