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La notizia che riportiamo in questo articolo è di quelle che non fa mai piacere leggere, soprattutto per le conseguenze che portano tali scelte. Ci riferiamo ai licenziamenti e, più nello specifico, a Pebble, che, secondo quanto riportato da Tech Insider, è pronta ad un taglio del 25 per cento della forza lavoro (ovvero 40 dei 160 dipendenti attualmente attivi).

Area di crisi, quindi, per una delle aziende che è stata tra le prime  lanciare, nell’ormai lontano 2012, uno dei primi smartwatch o, meglio, uno dei primi prodotti della categoria degni di nota. La notizia dell’imminente taglio di dipendenti è stata rilasciata dal CEO dell’azienda, Eric Migicovsky, il quale, in un’intervista a Tech Insider, ha spiegato anche che gli investitori, dopo un primo e florido periodo di fiducia nei confronti del settore, hanno iniziato a concedere meno fondi alle startup, probabilmente “pretendendo” a questo punto delle prime risposte in termini di “attivo”.

Sarà questo il motivo che ha spinto Pebble a raccogliere circa 20 milioni di dollari su Kickstarter nel febbraio del 2015 e circa 26 attraverso “altre vie” nel corso degli ultimi 8 mesi circa.

Crisi Pebble: settore smartwatch in declino?

Ma una tale situazione potrebbe portare, erroneamente, a pensare ad una crisi del settore smartwatch. Infatti, il segmento wearable è più che florido, tant’è che, come riportato lo scorso mese, nell’ultimo trimestre sono stati venduti più smartwatch che orologi svizzeri.

Per Pebble, quindi, sembra essere sempre più difficile affrontare i giganti del settore, soprattutto con l’entrata in gioco di grossi player provenienti dalla produzione di orologi “classici” e decisisi a sfruttare anche “la moda smartwatch”.

Tuttavia, come specificato dallo stesso Migicovsky nell’intervista, Pebble non si arrende e la scelta di tagliare il 25% dei dipendenti è guidata esclusivamente dalla volontà di procedere in modo più cauto, concentrandosi per i prossimi dispositivi maggiormente sugli aspetti legati a salute e fitness.

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