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Viviamo in un mondo in cui la comunicazione assume un ruolo sempre più importante nella società, pur mutando le sue modalità di espressione e i mezzi attraverso i quali viene veicolata. E’ facile intuire, quindi, il senso di disagio provato da chi, come un sordo e/o sordo-muto, ha delle enormi difficoltà ad inserirsi in questo immenso spazio comunicativo. La tecnologia indossabile potrebbe “dar voce” a queste persone! Scopriamo come nell’articolo!

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La Texas A & M è da mesi al lavoro su un sistema in grado di tradurre il linguaggio dei segni (utilizzato da circa 70 milioni di persone al mondo) in “parole audio“.

Il dispositivo va indossato sul braccio e contiene una rete di sensori che, tracciando i movimenti della mano, rilevano, come accade nell’elettromiografia (EMG), i segnali generati dai muscoli del polso quando sono elettricamente o neurologicamente attivi.

Una tecnologia che richiede degli algoritmi molto raffinati e questo perché non tutte le persone si muovono allo stesso modo. Pertanto, il dispositivo e gli algoritmi stessi dovranno “imparare” dall’utente che lo utilzzerà, in un processo di apprendimento che andrà eseguito la prima volta che si indossa il wearable e che potrebbe richiedere anche 30 minuti di “esercizi” iniziali.

In questo modo, il dispositivo apprenderà i modelli di movimento/comportamento dell’utilizzatore e potrà così trasmetterli (via Bluetooth) al computer o allo smartphone che sarà deputato alla traduzione dei segni in linguaggio audio.

La tecnologia indossabile per rendere udibile il linguaggio dei segni

Per il momento, come è possibile vedere dalla foto di apertura, il wearable risulta essere piuttosto ingombrante, ma l’obiettivo è quello di miniaturizzarlo nel prossimo futuro, in modo che possa essere indossato come un semplice orologio. Inoltre, i ricercatori puntano ad includere anche un altoparlante con un motore di sintesi vocale, in modo tale da poter eliminare completamente il dispositivo di supporto (PC o smartphone) e far funzionare il wearable in modalità stand-alone.

L’obiettivo è sicuramente molto ambizioso, ma siamo sicuri che il lavoro dei ricercatori della Texas A & M University darà presto degli ottimi risultati.

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