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Nell’articolo che segue riportiamo un’interessante analisi eseguita dai colleghi di GFK riguardo l’andamento degli ultimi anni del mercato dei wearable cinesi. Sarà in crescita? Continuate a leggere per scoprirlo!

Il mercato degli indossabili probabilmente non è cresciuto come i produttori avevano previsto, ma comunque ciò non ci giustifica ad affermare che sia addirittura stagnante. Lo dimostra, ad esempio, quanto riportato nella ricerca dei Tech Trends del 2016, dove è possibile leggere che le vendite di dispositivi wearable si sono attestate nel 2015 sui 77 milioni di unità in tutto il mondo.

A questi numeri contribuisce ovviamente (e come sempre) in modo significativo il continente asiatico, che, con il suo mercato, rappresenta circa il 37% delle vendite dello scorso anno, mentre, andando a dare uno sguardo più approfondito, già in questi primi mesi del 2016 la Cina evidenzia un aumento delle vendite di questi dispositivi pari a circa l’80%. Ma quali dispositivi in particolare stanno decretando il successo del mercato cinese? Scopriamolo insieme!

Wearable cinesi: localizzatori e fitness tracker in testa alla classifica

In Cina sono due le principali categorie di indossabili che hanno contribuito (e che contribuiscono) alla rapida crescita prima descritta. Stiamo parlando dei localizzatori e smartwatch in genere e dei fitness tracker dedicati al monitoraggio della salute, dispositivi che hanno evidenziato, rispettivamente, 5,5 e 9 milioni di vendite nel 2015.

Wearable cinesi: le origini della crescita del mercato

Come accade per ogni categoria merceologica e come è già accaduto per gli smartphone, i produttori cinesi tendono generalmente ad avviare la propria attività in un nuovo settore in quanto “followers” e, nel caso specifico dei wearable, l’input maggiore è venuto sicuramente dal lancio dell’Apple Watch, allo stato attuale il dispositivo più imitato tra gli smartwatch presenti sul mercato. Addirittura, come riportato alcuni giorni fa in questo articolo, la nuova tendenza del mercato cinese dei cloni è quella di anticipare l’uscita dell’originale (basando il design su bozzetti e immagini di prototipi trapelate online), come nel caso dell’Aiwatch C5, clone “prematuro” dell’Apple Watch 2.

Ma il successo viene anche dai dispositivi localizzatori e di sicurezza e monitoraggio, in particolare quelli pensati per i più piccoli (qui alcuni esempi) e, in generale, dal marketing prodotto dai marchi più blasonati, indirettamente strumento di pubblicità per i più economici dispositivi prodotti in Cina.

Per il momento, l’industria dei wearable cinesi è ancora nella fase che potremmo definire dell'”imitazione”, ma, come è già accaduto per gli smartphone, è possibile aspettarsi una seconda “ERA” più votata all’originalità.

Wearable cinesi: il contributo di Xiaomi

Ma per far diventare un mercato grande c’è bisogno di grandi player e in questo contesto non può non essere citata Xiaomi, gigante del settore che, da promettente outsider, è ormai considerabile una realtà anche nel mercato dei wearable, grazie al successo della sua Xiaomi MI Band (lanciata nel 2014) e, più di recente, della nuova Xiaomi Mi Band 1S Pulse, due Smartband lanciate a prezzi prossimi ai 10 euro.

DA NON PERDERE: Scopriamo come contano i passi i fitness tracker!

Un grandissimo impatto, quindi, è stato garantito dal prezzo irrisorio dei dispositivi, grazie al quale anche le classi “meno agiate” hanno avuto la possibilità di partecipare al “festival” dello “stile di vita più salutare” ed anche per questo si stima che il mercato degli HFT (Health Fitness Tracker) potrà raggiungere nel 2016 la quota di 15 milioni di unità vendute (circa 33 milioni il mercato dei wearable cinesi in generale).

Wearable cinesi: prospettive future

Il mercato cinese dei wearable è, più o meno come quello degli smartphone, una Jungla nella quale assistiamo, quasi quotidianamente, alla scomparsa di promettenti realtà e la quasi corrispondente apparizione di nuovi player. Questo perché i consumatori odierni (anche quelli dei dispositivi cinesi) sono molto esigenti. Va bene voler risparmiare e spendere “meno”, ma avrebbe poco senso l’acquisto di un fitness tracker che, ad esempio, calcola male il numero di passi eseguiti (e, purtroppo, non è un aspetto da poter sottovalutare).

Per questo motivo, è possibile presupporre che si andrà automaticamente verso una maturazione del settore, con meno aziende produttrici attive, ma con una maggiore qualità media dei prodotti.

Voi cosa ne pensate? Dite la vostra utilizzando il box commenti in basso!

 

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