facebook

Il mercato tech sta puntando ormai da qualche anno ai prodotti flessibili, basti pensare alle varie aziende produttrici che hanno presentato, anche recentemente, smartphone, tablet e Tv caratterizzati da display pieghevoli. Tuttavia, i materiali utilizzati ad oggi nell’ambito dell’elettronica non si prestano in modo ottimale ad un tipo di tecnologia simile, soprattutto se applicati al settore wearable, che necessita di soluzioni particolari anche a causa del rischio di surriscaldamento.

Un’interessante proposta è quella di un team internazionale frutto della collaborazione tra Lixin Xing, Penn State e Harbin Institute of Technology che sta sviluppando un materiale che non sarà soltanto in grado di essere piegato, ma sarà anche capace di auto-ripararsi in caso di rottura, recuperando, a quanto pare, tutte le proprietà iniziali come robustezza, resistività elettrica e conduttività termica.

Materiali flessibili e auto-riparanti per i wearable del futuro!

In dettaglio, il nuovo materiale è un nanocomposito di nitruro di boro in fogli, che viene associato ad una base di polimero plastico.

Una caratteristica davvero degna di nota è la capacità del nitruro di boro di auto-ripararsi. Infatti, l’attrazione elettrostatica generata lega tra loro i fogli, quando il legame di idrogeno viene ricostituito, le due parti separate si riparano e si riuniscono. Questo materiale sarebbe adatto ai wearable anche a causa della sua impermeabilità che permetterebbe l’utilizzo in condizioni di umidità come in doccia o in spiaggia.

Il Professor Qing Wang di Scienza dei Materiali del Penn State, uno dei responsabili della ricerca, ha affermato:

[blockquote cite=”Professor Qing Wang” float=”left” align=”left”]È la prima volta che viene realizzato un materiale auto-riparante in grado di recuperare diverse proprietà dopo svariate rotture e vediamo che questo è utile in molte applicazioni.[/blockquote]

Continuate a seguirci per non perdere le prossime news, sui social e sul nostro nuovo canale Telegram.

Seguiteci su Facebook, Twitter, Google+ e YouTube.

VIA

No more articles